Sfatiamo, una volta per tutte, questo dubbio. Tra le metodiche di fecondazione assistita vi è, anche, l’inseminazione artificiale (più tecnicamente definita IUI) ossia un’inseminazione che avviene direttamente in utero. Quest’ultima si distingue dalle FIV (Fecondazione in Vitro), il cui acronimo include tutte le metodiche grazie alle quali l’inseminazione viene ottenuta in laboratorio.
Secondo il Ministero della Salute la procreazione medicalmente assistita (PMA), comunemente detta “fecondazione artificiale”, è l’insieme di tecniche utilizzate per agevolare il concepimento in tutte le coppie, nei casi in cui il concepimento spontaneo è impossibile o estremamente remoto e sempreché altri interventi farmacologici e/o chirurgici non vengano ritenuti adeguati.
Ovvio che vi è una fondamentale distinzione fra metodiche di I livello e metodiche di II e III livello. Le prime, fra le quali la più importante è rappresentata dall’inseminazione artificiale, si caratterizzano per la semplicità di realizzazione e una ridotta invasività. Sono accomunate dal presupposto che la fecondazione si realizzi all’interno dell’apparato genitale femminile. Le seconde, invece, risultano essere maggiormente invasive, anche se con diversi gradi, da tecnica a tecnica, e prevedono che la fecondazione si realizzi in vitro (FIV).

La IUI (Inseminazione Intrauterina) si caratterizza per la semplicità di realizzazione ed una ridotta invasività.
L’inseminazione artificiale rappresenta una delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) maggiormente impiegate per superare problemi di infertilità. Tale tecnica può essere eseguita utilizzando sia sperma del partner (inseminazione artificiale coniugale, IAC) sia sperma di un donatore (inseminazione artificiale con donatore, IAD).
L’inseminazione artificiale coniugale (IAC) o inseminazione artificiale omologa (HAI), diversamente dall’inseminazione artificiale con donatore, è un tipo di inseminazione artificiale in cui viene utilizzato lo sperma del partner o del marito. In generale, è raccomandata per le giovani coppie che, dopo un anno o più di sesso non protetto, non hanno ancora raggiunto la gravidanza. E per le quali, quindi, potremmo riscontrare una lieve causa di infertilità.
Ovvio che, affinché il trattamento abbia successo, è necessario che la donna non abbia più di 36 anni e che i marker che definiscono la sua riserva ovarica siano buoni. È, inoltre, essenziale che le tube di Falloppio siano adeguatamente permeabili e che lo sperma del partner sia di qualità accettabile.
IN QUALI CASI È INDICATA L’INSEMINAZIONE ARTIFICIALE COME TECNICA DI PRIMO LIVELLO?
Si stima che la probabilità di concepimento post-metodica, per singolo ciclo, sia compresa tra il 10% e il 20%. È importante sottolineare che queste stime possono diminuire con l’avanzare dell’età della donna, in particolare dopo i 35 anni.
Ma in quali casi è indicata l’inseminazione artificiale?
È consigliata per coppie che soffrono di infertilità inspiegata, condizione in cui, nonostante approfondite indagini mediche, non si riescono a identificare cause specifiche dell’infertilità. In questi casi, l’inseminazione artificiale può offrire una possibilità di concepimento grazie alla deposizione diretta dello sperma all’interno dell’utero durante il periodo fertile della donna, aumentando così le possibilità di fecondazione.

Nel caso dell’Inseminazione Intrauterina la probabilità di concepimento è compresa tra il 10% ed il 20%.
Si rivela un’opzione valida quando il quadro clinico mostra la presenza di lievi anomalie dello sperma (ad esempio, lieve diminuzione della motilità o della concentrazione spermatica). La selezione e la concentrazione degli spermatozoi migliori prima dell’inseminazione possono migliorare le probabilità di successo.
L’inseminazione artificiale è, anche, indicata nei casi di endometriosi lieve o moderata. Sebbene l’endometriosi possa influire sulla fertilità femminile, la tecnica dell’inseminazione può bypassare alcuni degli ostacoli naturali all’incontro tra ovulo e spermatozoo.
E ancora, per le donne con anomalie cervicali o con muco cervicale ostile. Quando queste condizioni impediscono il passaggio normale degli spermatozoi verso l’utero, l’inseminazione artificiale può rappresentare una soluzione efficace. Depositarlo direttamente nell’utero elimina la necessità per gli spermatozoi di attraversare il collo dell’utero.
Infine, questa procedura si addice alle donne single o alle coppie omosessuali che desiderano avere un figlio, utilizzando sperma donato.
QUALI SONO I RISCHI E LE POSSIBILI COMPLICAZIONI DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE?
Nonostante, la metodica dell’inseminazione artificiale, sia considerata particolarmente sicura presenta dei rischi e delle possibili complicazioni che meritano un’attenta considerazione.
Uno dei rischi principali è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), una reazione esagerata alla somministrazione ormonale spesso necessaria per stimolare la produzione di ovociti. Questa condizione può variare da lieve a grave, portando a sintomi quali gonfiore addominale, nausea, vomito e, nei casi più gravi, accumulo di liquidi nei polmoni o nello stomaco, coaguli di sangue e difficoltà respiratorie.

La Sindrome da Iperstimolazione Ovarica è una reazione esagerata alla somministrazione ormonale.
Un altro rischio riguarda le gravidanze multiple. L’inseminazione artificiale aumenta le probabilità di gravidanze gemellari o plurigemellari, che sono associate a un maggior rischio di complicazioni sia per la madre che per i neonati, incluse prematurità, basso peso alla nascita e preeclampsia.
Inoltre, da non sottovalutare è anche l’aspetto psicologico: l’inseminazione artificiale può essere emotivamente impegnativa. Dato che il tasso cumulativo di successo può aumentare fino a circa il 50% dopo quattro tentativi, le coppie possono sperimentare stress e ansia legati sia per durata del processo sia per l’esito incerto delle singole procedure. È fondamentale, quindi, fornire un adeguato supporto psicologico per gestire queste emozioni.
Infine, nonostante sia abbastanza raro, esiste il rischio di gravidanza ectopica, ovvero quando l’ovulo fecondato si impianta fuori dall’utero. Questa condizione richiede un intervento medico immediato per prevenire complicazioni gravi.
QUALI SONO LE FASI DI UN PERCORSO DI INSEMINAZIONE ARTIFICIALE?
Generalmente, si stima che la probabilità di concepimento per ciclo sia compresa tra il 10% e il 20%. È importante sottolineare che queste stime possono diminuire con l’avanzare dell’età della donna, in particolare dopo i 35 anni.

La scelta tra Intrauterina (IUI) e le altre metodiche di fecondazione dipende da diversi fattori.
La tecnica dell’IUI è molto semplice e consiste nel depositare direttamente gli spermatozoi, preparati in laboratorio, all’interno dell’utero, nel momento più prossimo all’ovulazione, per aumentare le probabilità che gli spermatozoi incontrino l’ovocita.
Le fasi sono:
- Stimolazione ovarica controllata. Viene eseguita una leggera stimolazione. Durante la quale, la donna assume farmaci per stimolare la produzione di più ovuli. Successivamente, mediante ecografia transvaginale e dosaggi ormonali, si monitora lo sviluppo follicolare fino a determinare il momento ottimale per l’inseminazione.
- Capacitazione dello sperma. Gli spermatozoi del partner o di un donatore vengono preparati in laboratorio per concentrare quelli più mobili e funzionali. Rimuovendo il plasma seminale e mantenendo solo lo sperma mobile progressivo;
- Inseminazione artificiale. Il giorno dell’inseminazione, lo sperma condensato viene introdotto nell’utero della donna con una cannula per l’inseminazione, in un breve intervento ambulatoriale che non richiede anestesia;
- Test di gravidanza. Dalla stimolazione ovarica al momento dell’inseminazione vero e proprio possono trascorrere, generalmente, da 10 a 14 giorni. Poi occorre attendere circa due settimane prima di effettuare un test di gravidanza per verificare il successo della procedura.
Ovvio che la scelta tra IUI e altre metodiche di fecondazione dipende da diversi fattori. Mentre l’IUI può essere ideale per situazioni come lieve infertilità maschile, endometriosi minima o problemi cervicali, casi più complessi potrebbero richiedere approcci di II° e III° livello (ICSI, Fivet, TESA ecc.).
A COSA SERVE LA STIMOLAZIONE OVARICA CONTROLLATA NELLA INSEMINAZIONE ARTIFICIALE?
Per massimizzare le possibilità di successo, molto spesso si ricorre alla stimolazione ovarica controllata. Cioè, attraverso farmaci specifici, si induce lo sviluppo di più follicoli, incrementando così il numero potenziale di ovociti disponibili per la fecondazione. Durante questo periodo, i medici monitorano attentamente lo sviluppo follicolare mediante ecografie transvaginali e dosaggi ormonali. Anche se occorre specificare che, questo approccio può aumentare il rischio di gravidanze multiple e sindrome da iperstimolazione ovarica.

Per massimizzare le possibilità di successo, molto spesso si ricorre alla stimolazione ovarica controllata.
Per questo motivo, prima di procedere con qualsiasi protocollo di stimolazione, è essenziale una valutazione medica approfondita. Infatti, nonostante l’inseminazione artificiale sia considerata tra le tecniche meno invasive della medicina riproduttiva assistita, è importante affrontare questo percorso con consapevolezza delle possibili sfide emotive e psicologiche che possono emergere. Il supporto professionale di un team multidisciplinare è quindi fondamentale per accompagnare i pazienti in ogni fase del trattamento.
A maggior ragione perché, oggi, l’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie applicate garantisce miglioramenti costanti nei tassi di successo, rendendo questa modalità di trattamento sempre più efficace e accessibile. Ecco perché diventa essenziale per i pazienti che siano adeguatamente informati e supportati nel loro percorso, al fine di affrontare con la massima serenità e consapevolezza le varie fasi del trattamento.
CHI NON PUÒ FARE LA FECONDAZIONE ASSISTITA? LA LEGGE 40 DEL 2004
A disciplinare la procreazione medicalmente assistita, nel nostro Paese, è la legge 40 del 2004, che regola l’accesso a queste tecniche e stabilisce come, per risolvere i problemi di fertilità, sia possibile fare ricorso alla fecondazione assistita.
In particolare, questa normativa stabilisce che “Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità” aggiungendo all’articolo 5 che “possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”.

Il ricorso alla PMA, in Italia, è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.
Oltre all’eliminazione del divieto di fecondazione eterologa, le previsioni della legge 40 hanno subito ulteriori modifiche per effetto di successivi interventi della Corte costituzionale. In particolare, è stato eliminato il limite massimo della produzione di tre embrioni e l’obbligo di impianto contemporaneo degli embrioni, considerato incompatibile con i principi di tutela della salute della donna. Ma, nel nostro Paese, persistono ancora molti limiti.
Non è consentito, ad esempio, l’accesso alla fecondazione eterologa da parte delle coppie omosessuali o delle donne single. Così come, a differenza di moltissimi paesi come il Regno Unito, il Canada, la Danimarca, il Belgio e l’Australia, sussiste ancora il divieto alla maternità surrogata, ossia all’impianto dell’embrione ottenuto da una coppia nell’utero di un’altra donna.
Ma l’evoluzione tecnologica, l’estensione ad un mercato sempre più globale, l’aumento della propensione al turismo procreativo e il miglioramento continuo delle tecniche impiegate rendono la fecondazione assistita sempre più accessibile e con tassi di successo in crescita.
INSEMINAZIONE ARTIFICIALE. QUALE IL MIGLIOR CENTRO DI PROCREAZIONE ASSISTITA IN ITALIA?
I centri attivi che hanno effettuato tecniche di PMA in Italia nel 2021, in base alla relazione del Ministro della Salute al Parlamento, sono 340 di cui 101 pubblici, 20 privati convenzionati, 220 privati (138 di I livello e 202 di II e III livello). Gran parte delle strutture (59,9%) nel 2021 risultano concentrate in 5 regioni: Lombardia (55 centri pari al 16,6%), Campania (42 centri pari al 12,7%), Sicilia, Lazio e Veneto (tutti con 34 centri pari al 10,2%). Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità esiste un elenco consultabile.
Stando ai dati sono state trattate con tecniche di PMA, di primo, secondo e terzo livello, 86.090 coppie con circa 108.067 cicli di trattamento iniziati, 23.404 gravidanze ottenute e 16.625 bambini nati vivi che rappresentano il 4,2% del totale dei nati in Italia nel 2021 (Fonte: ISTAT)

Con il Prof. Riccardo Talevi (IVF Red) con cui ho l’onore di collaborare in qualità di Resp.le di Laboratorio e della Criobanca alla Clinica Tortorella di Salerno.
Se dovessi scegliere un Centro di Fecondazione Assistita per me stessa, tra quelli attivi oggi in Italia, sulla scorta di quella che è la mia esperienza nel settore, valuterei in base a:
- L’onestà intellettuale e professionale dell’equipe medica, scartando a-priori improbabili personaggi che promettono risultati poco realistici;
- La capacità dell’equipe di diagnosticare correttamente il problema e offrire un panel diversificato di possibili trattamenti adeguati alle mie aspettative;
- Una chiara comunicazione dei prezzi e delle tempistiche di esecuzione delle metodiche;
- Il supporto emotivo che può essere percepito fin dalla prima visita oltre che al supporto psicologico necessario a quanti vivono, con disagio eccessivo, una sopravvenuta condizione di infertilità;
- Il Curriculum del medico e/o dell’embriologo responsabile del laboratorio di PMA, oltre alle rispettive produzioni scientifiche;
- La possibilità di congelamento di ovociti ed embrioni. Opzioni essenziali per avviare una gravidanza anche in caso di insuccesso delle “tecniche a fresco” ed evitare un doppio iter di stimolazione ovarica. Quindi occorre accertarsi che il centro abbia una propria Criobanca.
- Le probabilità di riuscita ipotizzate dall’ipotetico centro scelto, confrontandole con quelle prodotte interrogando dall’algoritmo dell’IVF Predict. Scartando a-priori il Centro qualora fossero notevolmente sovrastimate.
Ecco che, per orientarsi, conviene partire dal medico di famiglia o dal proprio ginecologo, che possono dare indicazioni preziose alla coppia. Ma potrebbe essere utile anche fare un’indagine per conto proprio e consultare i dati riguardanti i centri di fecondazione assistita presenti sul territorio. Un buon punto di riferimento è rappresentato dal Registro nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita presso l’Istituto superiore di sanità.

Consultare i dati dei centri di fecondazione assistita presenti sul territorio, può essere un buon punto di partenza.
Oltre ai dati nazionali sul ricorso alla PMA, sul portale, per ogni singolo centro di PMA autorizzato, c’è una scheda che raccoglie diverse informazioni: dalla tipologia della struttura, al livello, alle tecniche applicate, alle problematiche alla base delle diagnosi di infertilità, al numero di cicli effettuati in un anno.
In conclusione, sebbene l’inseminazione artificiale offra una preziosa opportunità per molte coppie che desiderano avere un figlio, è essenziale approcciarsi a questa tecnica con realismo e consapevolezza delle sue potenzialità e limitazioni.
Una consulenza medica approfondita e personalizzata è indispensabile per valutare la strategia più adatta alle esigenze specifiche della coppia, massimizzando così le possibilità di realizzare il sogno della genitorialità.
_________________________
Per una consulenza personalizzata, puoi prenotare un appuntamento sull’app Mio Dottore oppure chiamando al 328.9636853,
contattarmi all’e-mail: info@chiaragranato.it oppure richiedere maggiori informazioni compilando il form di contatto.
Per partecipare a “Progetto Bimbo” per le metodiche di tipo eterologo, scopri le date su: www.progetto-bimbo.it








