Il testosterone è un ormone steroideo appartenente al gruppo degli androgeni, prodotto principalmente nei testicoli negli uomini e, in misura minore, nelle ovaie delle donne e nella corteccia surrenale di entrambi i sessi. Svolge un ruolo cruciale nello sviluppo delle caratteristiche sessuali maschili, come la crescita dei peli corporei e il cambiamento della voce durante la pubertà.
Il testosterone ha anche un ruolo chiave nel desiderio sessuale (libido), nella funzione erettile e, di conseguenza, nella fertilità.
La sua funzione, tuttavia, non si limita alla sola sfera sessuale ma si estende al benessere generale dell’individuo, interessando la stessa massa muscolare, la densità ossea e l’umore.

Il testosterone ha un ruolo chiave nel regolare il desiderio sessuale e la funzione erettile.
Ecco perché, quando si parla di testosterone basso o insufficiente (riferendosi così ad una condizione medica conosciuta come ipogonadismo) si diagnostica una significativa riduzione della qualità della vita e del benessere generale. Infatti, quando i livelli di testosterone sono inferiori alla norma, oltre ad un calo della libido, alla disfunzione erettile ed una ridotta produzione di spermatozoi, possono insorgere problematiche come “aumento del rischio cardiometabolico”.
In questo articolo esploreremo:
- Il ruolo del testosterone nel desiderio e nella funzione sessuale;
- Le cause e le conseguenze sulla fertilità maschile;
- I meccanismi di autoregolazione ormonale;
- I rimedi terapeutici in caso di carenza e cautele da effetti indesiderati;
- Quando e come la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) può intervenire.
Testosterone e sessualità: Desiderio, erezione e performance
Il testosterone agisce a livello cerebrale, stimolando il desiderio sessuale attraverso l’attivazione di neurotrasmettitori come la dopamina. Inoltre, favorisce la produzione di ossido nitrico (NO), essenziale per la vasodilatazione dei corpi cavernosi del pene e, quindi, per l’erezione.
Fattori esterni come abuso di alcol o farmaci possono influire negativamente sulla produzione di questo ormone.
La diagnosi del testosterone basso viene effettuata tramite esami del sangue che misurano la concentrazione dell’ormone.

Il Testosterone interessa la stessa massa muscolare, la densità ossea e l’umore.
Il riconoscimento precoce dei segni di testosterone basso è essenziale per adottare strategie terapeutiche efficaci e migliorare la qualità della vita degli individui interessati da questa condizione.
I livelli normali di testosterone sono:
- Giovani adulti (20-40 anni): 300–1000 ng/dL;
- Over 40: Declino fisiologico dell’1-2% annuo;
- Ipogonadismo (carenza): < 300 ng/dL (con sintomi come affaticamento, calo della libido, disfunzione erettile).
È fondamentale che questa valutazione sia eseguita da un professionista sanitario qualificato per assicurare un’analisi accurata dei risultati e delle possibili cause sottostanti.
Il trattamento dell’ipogonadismo varia in base alla causa scatenante e può includere modifiche dello stile di vita, terapie ormonali sostitutive o interventi mirati sulle patologie associate.
Quali le cause e le conseguenze sulla fertilità maschile?
Livelli bassi di testosterone (ipogonadismo) possono manifestarsi con una varietà di sintomi. Tra i sintomi più comuni si annoverano:
- Riduzione della libido: L’interesse sessuale cala significativamente;
- Disfunzione erettile (DE): Sebbene la DE possa dipendere anche da fattori vascolari o psicologici, un deficit di testosterone peggiora la situazione;
- Affaticamento e umore depresso: Bassi livelli di testosterone sono associati a stanchezza cronica, irritabilità e persino depressione, fattori che incidono indirettamente sulla vita sessuale.
Le cause del testosterone basso sono molteplici.
Esse includono fattori legati all’età, dato che la produzione di testosterone tende a diminuire naturalmente con l’invecchiamento.

Qualsiasi terapia dovrà essere valutata attentamente da un endocrinologo.
Altre cause possono essere malattie croniche come diabete e obesità, patologie testicolari o ipofisarie, nonché l’uso di determinati farmaci.
Oltre alla sfera sessuale, il testosterone è cruciale per la spermatogenesi, il processo di produzione degli spermatozoi. Le cellule di Leydig (nei testicoli) producono testosterone sotto stimolo dell’LH (ormone luteinizzante), mentre l’FSH (ormone follicolo-stimolante) agisce sulle cellule di Sertoli per sostenere la maturazione degli spermatozoi.
Le dirette conseguenze, sulla capacità fertile, del deficit di testosterone sono:
- Oligospermia (bassa concentrazione di spermatozoi);
- Astenospermia (ridotta motilità degli spermatozoi);
- Teratospermia (alto numero di spermatozoi malformati).
Tuttavia, un eccesso di testosterone esogeno (ad esempio, attraverso l’abuso di steroidi anabolizzanti) può sortire l’effetto di sopprimere l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (HPG), riducendo ulteriormente la capacità di produzione naturale di spermatozoi.
Anche lo stress prolungato e uno stile di vita sedentario possono contribuire alla diminuzione dei livelli di questo ormone. I rimedi per affrontare il testosterone basso variano in base alla causa sottostante e alla gravità della condizione.
Tra le opzioni terapeutiche più comuni vi è la terapia sostitutiva del testosterone (TRT), che prevede la somministrazione controllata di questo ormone sotto forma di iniezioni intramuscolari, gel topici, cerotti transdermici o compresse orali. Tuttavia, tale terapia deve essere valutata attentamente da un endocrinologo per evitare effetti collaterali significativi.
I meccanismi di autoregolazione ormonale nel nostro organismo
Oltre alle terapie farmacologiche, modifiche dello stile di vita possono avere un impatto positivo sui livelli di testosterone.
Certo è che l’ipotalamo rilascia GnRH, che stimola l’ipofisi a produrre LH e FSH, i quali a loro volta attivano la produzione di testosterone e spermatogenesi. Con l’avanzare dell’età, questo meccanismo diventa meno efficiente.

Modifiche dello stile di vita possono avere un impatto positivo sui livelli di testosterone.
Occorre sottolineare che i livelli di testosterone raggiungono il picco tra i 20 e i 30 anni, per poi diminuire gradualmente (circa l’1% all’anno dopo i 40).
Questo declino, noto come andropausa o deficit androgenico legato all’età (DAEM), è fisiologico ma può accelerare a causa di:
- Obesità (il tessuto adiposo converte il testosterone in estrogeni);
- Diabete e sindrome metabolica;
- Stress cronico (aumento del cortisolo, che inibisce il testosterone);
- Fumo e alcol.
Per aumentare i livelli di testosterone in modo naturale, si possono adottare diverse strategie. L’esercizio fisico regolare, soprattutto l’allenamento con i pesi e l’alta intensità, può stimolare la produzione di testosterone. il mantenimento di un peso corporeo sano aiuta a evitare l’accumulo di estrogeni che possono inibire la produzione di testosterone.
Ecco perché una dieta mediterranea bilanciata, ricca di proteine magre, grassi sani e micronutrienti, è l’ideale per mantenere livelli ottimali di testosterone. Integrare alimenti come ostriche (ricchissime di zinco), uova intere (specialmente il tuorlo, ricco di colesterolo, precursore del testosterone), legumi, pesce grasso (come salmone, sgombro, sardine – ricchi di omega-3) e verdure crucifere (contengono indolo-3-carbinolo, che aiuta a bilanciare gli estrogeni) frutta secca e semi (che contengono magnesio e grassi benefici), nella propria alimentazione, può essere particolarmente benefico.

Una buona strategia è adottare una dieta equilibrata ricca di nutrienti essenziali.
Al momento, non ci sono dati ufficiali completi sull’impatto delle cattive abitudini alimentari sui livelli di testosterone nella popolazione maschile italiana in questo specifico periodo.
Tuttavia, alcuni studi e trend generali suggeriscono che:
- Alimentazione occidentale moderna (ricca di zuccheri, grassi trans, cibi ultra-processati) è associata a una riduzione del testosterone;
- Obesità e sindrome metabolica (in aumento in Italia) sono legate a livelli più bassi di testosterone a causa dell’aumento dell’aromatasi, che converte il testosterone in estrogeni;
- Carenza di micronutrienti (come zinco, magnesio e vitamina D) può contribuire a un calo del testosterone.
Uno studio del Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (2021) ha rilevato che uomini con diete ad alto contenuto di junk food avevano livelli di testosterone inferiori del 10-15% rispetto a quelli con diete bilanciate.
Altri fattori che influenzano i livelli di testosterone sono la bassa qualità del sonno (occorrerebbero almeno 7 ore di sonno per notte) ed elevati livelli di stress.
Una corretta gestione dello stress, attraverso tecniche di rilassamento come lo yoga o la meditazione, possono contribuire a ritrovare l’equilibrio ormonale a vantaggio del benessere generale.
Rimedi per il Testosterone basso: Dalla terapia ormonale alla PMA
La terapia ormonale con testosterone (TRT) rappresenta un importante intervento medico utilizzato in diverse condizioni cliniche, principalmente nelle situazioni di ipogonadismo maschile e in alcuni casi selezionati di transizione di genere da femmina a maschio.

I livelli di testosterone raggiungono il picco tra i 20 e i 30 anni, per poi diminuire progressivamente.
Nei casi di ipogonadismo confermato (valori < 300 ng/dL), ricorrendo alla terapia ormonale con testosterone, si mira a ristabilire i livelli ormonali entro il range fisiologico.
Questo trattamento può contribuire a migliorare sintomi quali affaticamento, riduzione della massa muscolare, diminuzione della libido e problemi di fertilità.
La somministrazione del testosterone può avvenire attraverso diverse modalità: iniezioni intramuscolari, gel topici, cerotti transdermici o compresse orali.
Attenzione però la TRT può produrre l’effetto indesiderato di sopprimere la fertilità. Quindi, se l’obiettivo è concepire, sarebbe meglio optare per:
- Stimolazione dell’Asse Ormonale con Gonadotropine
- hCG (gonadotropina corionica): Mimando l’LH, stimola la produzione endogena di testosterone;
- FSH ricombinante: Favorisce la spermatogenesi.
- Integratori e Stili di Vita
- Zinco, vitamina D e magnesio (cofattori nella sintesi del testosterone);
- Esercizio fisico (soprattutto allenamento di forza);
- Dieta bilanciata (grassi buoni, proteine, riduzione degli zuccheri).
Quando Interviene la PMA? Tecniche e Indicazioni
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è una valida opzione nei casi di ipogonadismo maschile (basso testosterone) associato a infertilità, specialmente quando:
- L’integrazione con testosterone esogeno è controindicata (poiché sopprime ulteriormente la spermatogenesi);
- Sono presenti alterazioni seminali (oligozoospermia, astenozoospermia, criptozoospermia);
- La terapia medica (es. gonadotropine, clomifene, FSH ricombinante) non ha ripristinato la fertilità.
Le principali indicazioni alla PMA in questi casi includono:
- Oligospermia grave o azoospermia non ostruttiva (NOA);
- Fallimento delle terapie ormonali (es. hCG + FSH);
- Infertilità idiopatica con parametri seminali alterati.

La PMA è una valida opzione se associata a tecniche avanzate come ICSI o Micro-TESE.
Ovviamente, la scelta della tecnica di PMA dipende dalla gravità dell’ipospermia/azoospermia:
| Tecnica | Indicazione | Descrizione |
| IUI (Inseminazione Intrauterina) | Lieve-moderata oligospermia (concentrazione > 5-10 milioni/mL, motilità >30%) | Preparazione del seme in laboratorio e inseminazione in utero. |
| FIVET (Fertilizzazione in vitro tradizionale) | Oligospermia moderata (concentrazione 1-5 milioni/mL) | Fecondazione in vitro con ovociti e spermatozoi in coltura. |
| ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica) | Grave oligospermia, criptozoospermia, azoospermia (dopo recupero chirurgico) | Iniezione diretta di uno spermatozoo nell’ovocita. |
| TESA/TESE/microTESE | Azoospermia non ostruttiva (NOA) | Recupero chirurgico di spermatozoi dal testicolo per ICSI. |
La PMA è un’opzione valida in casi di ipogonadismo con infertilità, soprattutto se associata a tecniche avanzate come ICSI o Micro-TESE. Tuttavia, è essenziale una valutazione andrologica e genetica approfondita prima di qualsiasi percorso di procreazione medicalmente assistita, per ottimizzare le possibilità di successo e minimizzare i rischi.
Aspetti, limiti e opportunità dell’uso del testosterone nei cicli di Fecondazione in Vitro
È, oramai, ampiamente riconosciuto nella letteratura scientifica come il testosterone possa essere utilizzato come coadiuvante nei cicli di fecondazione in vitro (FIVET) per migliorare la risposta ovarica in alcune donne, soprattutto per i soggetti con bassa riserva ovarica o scarsa risposta alla stimolazione ovarica. Tuttavia, il suo impiego rimane controverso e richiede ulteriori studi per definirne l’efficacia e la sicurezza.
Per cui, somministrato prima della stimolazione ovarica, può aumentare la densità dei recettori per l’FSH nei follicoli, migliorando la risposta ovarica. Viene spesso utilizzato sotto forma di gel transdermico o compresse di DHEA (un precursore del testosterone).
Alcuni studi suggeriscono un aumento del numero di ovociti recuperati in donne con precedenti fallimenti di stimolazione, mentre altre meta-analisi riportano un lieve miglioramento dei tassi di gravidanza in sottogruppi selezionati.

In caso di ricerca di paternità è fondamentale un approccio personalizzato.
Purtroppo, non tutti gli studi confermano un beneficio significativo a causa di alcuni effetti androgenici (irsutismo, acne, alterazioni del tono dell’umore) e la mancanza di protocolli standardizzati (Dosaggi e tempi di somministrazione non ancora ben definiti).
Serviranno ulteriori studi per stabilire protocolli ottimali e selezionare le pazienti che ne possono beneficiare. La PMA richiede un approccio personalizzato, valutando rischi e benefici di ogni strategia.
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