IN AUMENTO LE COPPIE CHE HANNO DECISO DI RICORRERE ALLA PMA
Le cosiddette “liste di attesa” oltre che le tempistiche di accesso alla PMA sono, senza dubbio, uno dei problemi principali per chi cerca di diventare genitore.
Alcune coppie racconteranno che il bambino è arrivato subito “…quasi senza che ci rendessimo davvero conto di cosa stavamo facendo!”.
Altri confesseranno al proprio figlio che c’è voluto un po’ di tempo, magari che stavano perdendo le speranze, quando alla fine è giunta la notizia tanto attesa

Le statistiche relative alla procreazione assistita nel nostro Paese.
Le statistiche relative alla procreazione assistita nel nostro Paese, fornite dall’Istituto Superiore della Sanità, mostrano come gli italiani che decidono di intraprendere il percorso della PMA siano sempre più numerosi.
Le ragioni di questo trend positivo vanno ricercate nel superamento, nel corso del tempo, degli ostacoli legislativi che impedivano il ricorso ad alcune tecniche già diffuse in altri Paesi e per rispondere alla necessità di intervento richiesta per avviare una gravidanza assistita (ricorso sull’illegittimità della legge 40/2004).
PMA. TROPPE DIFFERENZE TRA NORD E SUD
Ancora oggi nel nostro Paese, alle coppie con problemi di infertilità non viene offerto un accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale alle tecniche di PMA.
Ostacoli burocratici, mancato accesso alle tecnologie avanzate, lunghe liste d’attesa, sono problemi quotidiani con cui gli aspiranti genitori devono fare i conti, oggi più che mai.

Disomogenità dell’accesso alle tecniche di PMA sul territorio nazionale.
Rispetto alle attività dei centri di PMA in Italia, il Ministero della Salute pubblica periodicamente una relazione annuale. L’ultima, la Relazione del 2024, trasmessa al Parlamento il 19 Febbraio 2025, analizza i dati di attività dei centri PMA per l’anno 2022, evidenziando che i bambini nati da tecniche di riproduzione assistita sono ancora in aumento.
I centri che erogano prestazioni di PMA sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. I requisiti per accedere alle tecniche variano in base a procedure stabilite e deliberate da ogni singola regione.
Si conferma la tendenza secondo cui il maggior numero dei trattamenti di fecondazione assistita viene effettuato nei centri pubblici e privati convenzionati.
LISTE DI ATTESA PER L’ACCESSO ALLE TECNICHE DI FECONDAZIONE ASSISTITA
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, considera le liste d’attesa il problema principale della sanità italiana, definendolo “endemico”, e sta lavorando con le Regioni per superarlo tramite una “strategia comune”, attraverso decreti legge, controlli e potenziamento della medicina territoriale e domiciliare, ma anche con l’intenzione di limitare le visite private in regime intramoenia per liberare posti nel pubblico.
In particolare, l’impiego di una piattaforma di monitoraggio per la valutazione in tempo reale, regione per regione, prestazione per prestazione, delle performance delle aziende sanitarie italiane rimane prioritaria.
Ad oggi, tuttavia non è ancora in funzione nessun meccanismo aggiornato di valutazione e tutto rimane limitato a dati cumulati.
Secondo alcuni ricercatori, ripercorrendo l’Italia da nord a sud i tempi di attesa crescono.
Ebbene al Nord, la media per macroregione è di circa 3 mesi per la prima visita e di 5 mesi per l’esecuzione di una tecnica di PMA. I tempi più brevi si riscontrano nella virtuosa Valle D’Aosta, con i suoi 2 mesi per accedere alla prima visita e nessuna attesa per le tecniche di PMA. Sempre al Nord i tempi più lunghi quelli del Veneto con i suoi 15 mesi di attesa e la Liguria con 12.
Al centro l’offerta più rapida proviene dall’Umbria, un mese per la prima visita, presso l’unico centro pubblico operante e sei mesi per accedere alle tecniche di PMA.
Nelle Marche, invece, un mese nel primo caso e 8 nel secondo.

La media regionale è di 3 mesi per la prima visita e di 5 mesi per l’esecuzione della tecnica.
I professionisti devono avvertire le coppie sulle difficoltà dei percorsi di PMA.
Per quanto riguarda il Sud invece si va dai 18 mesi della Sicilia (a fronte di un solo mese di attesa per ottenere una prima visita ginecologica per l’infertilità), passando per la Puglia dove, ottenuta una prenotazione nel giro di 2-3 mesi non è dato sapere quando si potrà accedere al primo trattamento dal momento che le coppie non hanno mai ricevuto risposta. Fino alla Calabria, dove entrambe le liste di attesa sono, del tutto, bloccate.
In Basilicata si attendono 2-3 mesi per effettuare la prima visita e 5 per iniziare l’iter. In Abruzzo rispettivamente 2 e 7 mesi, in Campania 4 e 12.
Questi dati, tuttavia, devono intendersi solo parzialmente affidabili data la disomogeneità della raccolta per singola regione che non consente confronti adeguati non solo fra le singole regioni ma anche nello stesso territorio di riferimento. Ad esempio in Lombardia, Piemonte e Abruzzo, la modalità di rappresentazione dei dati e l’intervallo temporale di riferimento variano da ASL ad ASL, rendendo ancora più complesso il confronto generale.
Rimane doveroso ricordare che i tempi massimi previsti dal PNGLA 2019-2021 (Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa) per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, sulla base della classe di priorità:
- Classe U (Urgente): da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
- Classe B (Breve): da eseguire entro 10 giorni;
- Classe D (Differibile): da eseguire entro 30 giorni per le visite, entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
- Classe P (Programmata): da eseguire entro 120 giorni.
PUBBLICO O PRIVATO. UNA SCELTA LIBERA?
È chiaro che i futuri genitori possono scegliere liberamente se affidarsi ad una struttura pubblica o privata.
Se si effettua l’accesso attraverso il SSN e quindi in forma pubblica, i tempi di attesa variano dai 3 mesi ai 2 anni (a seconda della regione di appartenenza) per il primo ciclo di trattamento.
Per prima cosa si effettua una visita conoscitiva che avverrà in forma di un colloquio approfondito con il medico specialista (ginecologo/andrologo) e spesso con un team multidisciplinare (biologi, psicologi, infermieri). Verranno discussi anamnesi medica dettagliata di entrambi i partner (patologie pregresse, interventi chirurgici, stili di vita), la storia dell’infertilità, inclusi tentativi precedenti di concepimento o trattamenti PMA e le aspettative e i dubbi della coppia. Verrà effettuata una visita ginecologica ed ecografica per la partner femminile e, se non già fatta, una valutazione andrologica di base per il partner maschile. Successivamente, in base ai dati raccolti, il team medico definirà se la coppia ha i requisiti per accedere alla PMA tramite SSN e a quale livello (I, II o III). Verranno prescritti eventuali esami aggiuntivi necessari per completare il quadro clinico e identificare la causa dell’infertilità.
Una delle principali differenze rispetto ai centri privati è la possibile presenza di liste d’attesa per la prima visita e per i cicli di trattamento successivi.
I tempi possono variare, significativamente, a seconda della Regione e del centro specifico.

L’equipe medica valuterà l’eventuale ricorso alle tecniche dopo il certificato di accesso.
Le tecniche di I livello (inseminazione intrauterina) non hanno lista d’attesa e possono iniziare quando i medici del centro ritengano che ci sia l’indicazione ad applicarle.
Per le tecniche di II livello (Fivet, ICSI) e le più complesse tecniche di III livello (TESA, TESE, MicroTESE, PESA) ci sono liste d’attesa.
I casi candidati alla riproduzione assistita vengono discussi in una riunione di equipe, solo in caso di parere positivo la coppia viene inserita in lista d’attesa su un apposito registro. Inoltre, nei percorsi pubblici, è spesso previsto e talvolta obbligatorio un colloquio psicologico o un percorso di supporto, gestito direttamente dalla segreteria del servizio. La data in cui la coppia viene messa in lista è riportata sulla cartella elettronica della ASL di riferimento o nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) oppure ancora nella documentazione cartacea ambulatoriale della coppia.

In ambito privato si abbreviano i tempi di attesa e quelli di riuscita.
NEL PRIVATO, DI FATTO, NON CI SONO LISTE DI ATTESA
In ambito privato, invece, i tempi sono legati alla disponibilità della struttura di accettare nuovi ricoveri, si abbreviano i tempi di attesa e quindi anche quelli di riuscita.
Di certo la procedura è più veloce ed efficace. Il tutto inizia in breve tempo: dalla prima visita o dal primo colloquio per inquadrare la situazione e formulare una diagnosi.
I tempi, ovviamente, variano anche a seconda della metodica selezionata, alle condizioni di salute di entrambi i partner e a ogni esame aggiuntivo.
Va ricordato che, secondo la normativa vigente, ogni regione stabilisce autonomamente gli ambiti di applicazione e i regolamenti di accesso. Ad esempio, in Campania, regione in cui opero, le donne possono usufruire del trattamento fino al compimento del 46° anno di età e per massimo di 6 cicli. Ma questo almeno fino all’entrata in vigore del Decreto Tariffe, il 30 Dicembre 2024, dal quale è scaturito un acceso dibattito, soprattutto per quanto riguarda le tariffe e la sostenibilità economica, rimandando di fatto la concreta applicazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Quindi, diventa palese come gli scenari possibili, in termini di successo o meno del trattamento, variano a seconda di molti fattori. Essi dipendono, essenzialmente, dalla metodica selezionata e dalle terapie farmacologiche piuttosto che dall’età biologica e dalla risposta di ogni organismo, perfino politico.
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