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Il concetto di “somiglianza”. Riflessioni di una mamma comune

Nella pianificazione di un ciclo di fecondazione eterologa, un’attenta selezione del materiale biologico permette all’equipe di assicurare una straordinaria compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente. Il bambino, inevitabilmente, ci somiglierà.

Vorremmo sempre, magari anche involontariamente, che i nostri figli ci somiglino. Vorremmo che fossero, anche fisicamente, la riproduzione in miniatura di noi stessi. Ma ci siamo mai fermati a chiederci perché desideriamo questa somiglianza?

Esiste un motivo reale per cui è importante “la somiglianza”? La mia riflessione in proposito nasce prima di tutto dall’essere mamma.

Prima che embriologa, sono madre.

…e da madre ci tengo a esprimere un pensiero in cui mi riconosco fortemente: la più grande accettazione che si possa fare del diverso da sé, nella propria vita, è nei confronti dei propri figli.

Nei figli, sia che siano nati da gravidanza naturale che da gravidanza eterologa, accanto al tratto fenotipico, che può, o non può, costituire requisito di familiarità, spuntano lati caratteriali, atteggiamenti, gusti e tendenze inaspettate che appartengono solo a loro e che non sono rinvenibili, tal quali, in nessuno dei genitori biologici.

Ma pensiamo veramente che con un figlio che ci somigli, fisicamente, il legame con noi sia più solido? Io non ho mai creduto, prima di essere mamma, che sarebbe stato il colore dei capelli, degli occhi o della pelle dei miei figli a condizionare il nostro rapporto.

Molti genitori commettono l’errore di proiettare i propri desideri, le proprie aspettative, nei figli. A volte, arrivando a considerare i figli come strumenti del loro riscatto, come la soluzione alla propria frustrazione.

Sia che diventeremo, o no, madri o padri biologici non dovremo mai misurare quanto corrisponderà la vita dei nostri figli ed il loro modo di essere al nostro ipotetico idealizzato. Crescere un figlio significa aiutarlo a trovare la sua strada, sostenerlo nelle sue scelte e nelle sue inclinazioni, spingerlo a vivere in autonomia, nella certezza che noi, per lui, ci saremo sempre.

Oggi la medicina della riproduzione consente alle coppie, e ad esclusiva tutela e per la migliore integrazione del nascituro di un’eterologa, di selezionare i caratteri fenotipici. Ma se l’obiettivo finale della coppia, che ha superato questioni psicologiche complesse, legate all’autostima, alla pianificazione della propria vita nella società, nei confronti delle aspettative familiari e rispetto al valore stesso della genitorialità, è raggiungere il sogno di una maternità o di una paternità desiderata per anni, allora, cosa c’entra la somiglianza fisica con tutto questo?

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Da circa 10 anni mi occupo di consulenza integrata, dell’applicazione di tecniche biologiche di fecondazione e preservazione della fertilità e di metodiche di prevenzione.

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