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CRIOCONSERVAZIONE. IL FUTURO POSSIBILE

Conservare alcune delle cellule, indispensabili alla procreazione, all’esterno del nostro stesso corpo, mantenendole in vita per un tempo prolungato, a temperature criogeniche, si definisce Crioconservazione. È, ormai, una procedura da dover consigliare prima di avviare trattamenti chemioterapici o radioterapici in pazienti colpiti da tumore.

Anche perché i progressi scientifici in campo oncologico attestano che i pazienti con linfomi e neoplasie, diagnosticati in stadio precoce, possono essere curati in più del 90% dei casi. E, anche nei casi di recidiva, si possono ottenere buoni risultati a lungo termine e, anche, guarigioni complete.

Crioconservazione. Procedura da consigliare - Dr.ssa Chiara Granato
Crioconservazione. Procedura da consigliare.

Crioconservazione e le opportunità ignorate

Eppure, nei tetri reparti di oncologia di tantissimi ospedali pubblici non si vedono libretti, opuscoli o poster che indichino ai pazienti interessati la strada da seguire per conservare la possibilità di procreare dopo una terapia oncologica.

Persino in quegli ospedali dove la preservazione della fertilità è uno dei fiori all’occhiello della operatività clinica, non sembra esserci nessuno scambio di informazioni con i reparti di oncologia.

Non credo di essere l’unica a ritenere che non dovrebbero esserci compartimenti stagni tra un reparto e l’altro di uno stesso ospedale, e per la verità, nemmeno tra diverse strutture sanitarie. Perché dagli stessi reparti di oncologia proviene parte dei pazienti che potrebbero beneficiare delle tecniche di crioconservazione dei gameti.

Anche le principali associazioni di pazienti oncologici non hanno a disposizione materiale informativo sufficiente per poter, utilmente, indirizzare i pazienti verso trattamenti di preservazione della fertilità.

Opportunità informative nei reparti oncologici - Dr.ssa Chiara Granato
Opportunità informative nei reparti oncologici.

L’Infertilità maschile dopo i trattamenti oncologici

L’infertilità maschile, susseguente ad uno o più trattamenti oncologici, può dipendere sia dal tipo di farmaci utilizzati che dal relativo dosaggio degli stessi. La qualità del seme è, spesso, peggiore anche prima dei trattamenti se paragonata ai coetanei non colpiti dalla malattia, probabilmente a causa proprio di quest’ultima, che determina un aumento delle interleuchine pro-infiammatorie in circolo.

A provocare i principali problemi alla funzione delle gonadi sono i composti spesso impiegati nel trattamento chemioterapico. La maggior parte dei pazienti che effettua una terapia a base di questi farmaci presenteranno azoospermia (cioè l’assenza di spermatozoi nel seme) duratura o permanente. Anche la radioterapia riduce, inevitabilmente, il numero degli spermatozoi nel liquido seminale, per la maggior parte dei casi, in maniera irreversibile.

Negli adolescenti maschi si incorre in un rischio ancora maggiore di vedere, inesorabilmente, compromesso il potenziale riproduttivo rispetto alle coetanee femmine.

Infertilità Maschile dopo le cure oncologiche - Dr.ssa Chiara Granato
Infertilità Maschile dopo le cure oncologiche.

L’Infertilità femminile dopo i trattamenti oncologici

Nella donna la tossicità dei trattamenti antitumorali provoca il, comunemente definito, fallimento ovarico precoce (POF) e di conseguenza infertilità. Sono frequenti anche squilibri ormonali che possono provocare amenorrea (assenza di mestruazioni) temporanea o permanente, e menopausa precoce.

Effetti che, in ogni caso, variano a seconda dell’età della paziente sia nel caso di trattamenti chemioterapici sia nel caso di radioterapie. In conseguenza di queste, spesso, si registrano, inoltre, notevoli riduzioni del patrimonio follicolare. Anche la riserva ovarica, generalmente, è compromessa a causa dell’irradiazione diretta delle ovaie.

Nel caso delle adolescenti femmine, dopo i 12 anni, il rischio di irregolarità mestruali e fallimento ovarico precoce diviene più frequente rispetto al rischio cui sarebbero incorse se sottoposte ai medesimi trattamenti in età infantile.

Infertilità Femminile dopo le cure oncologiche - Dr.ssa Chiara Granato
Infertilità Femminile dopo le cure oncologiche.

Prospettive dopo la cura grazie alla crioconservazione dei gameti

Lo sviluppo delle ricerche nel campo della crioconservazione e le nuove metodiche di congelamento, con i nuovi crioprotettori consentono, oggi, di preservare la fertilità in svariate condizioni, con ottimi risultati in termini di possibilità di gravidanza dopo lo scongelamento.

La crioconservazione preventiva consente di dare a tutte queste persone, affette da gravi patologie oncologiche, l’opportunità di non precludersi la possibilità di avere un figlio in futuro, il che può, oggettivamente, essere di grande conforto psicologico.

Prospettive post-cura oncologica - Dr.ssa Chiara Granato
Prospettive post-cura oncologica.

In ogni caso, occorre intervenire per tempo, avvertendo sul diverso grado di possibile rispondenza dei trattamenti a seconda della compromissione del patrimonio riproduttivo al momento della conservazione dei gameti, siano essi tessuto ovarico, ovociti o seme.

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Per una consulenza personalizzata, puoi contattarmi all’email: info@chiaragranato.it oppure ai riferimenti che trovi nella pagina contatti.

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Chi sono

Da circa 10 anni mi occupo di consulenza integrata, dell’applicazione di tecniche biologiche di fecondazione e preservazione della fertilità e di metodiche di prevenzione.

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